Intervista all’autore

Lei ci crede che gli attentatori del Museo del Bardo mirassero al Parlamento?
Più che altro c’è da chiedere se l’attentato ha avuto la giusta rivendicazione…
L’Isis secondo lei non c’entra nulla?
Non è così. Il fatto è che non si può negare la necessità di indagini approfondite. All’Isis questo attentato può far comodo, pur non avendolo messo in pratica.
Ma alla fine cosa era veramente da colpire?
Una sola cosa: la vulnerabilità della Tunisia.
E’ quella la cosa che hanno colpito?
Di certo è la cosa che è saltata fuori. E’ una piccola bestemmia da dire, ma è un po’ la sensazione dell’11 settembre, quando di tutto punto ci si risveglia con il problema della sicurezza.
Addirittura…
Le dirò di più: tutto ora starà a vedere quale sarà la posizione ufficiale del governo tunisino. Sicuramente si farà trapelare la rabbia per quello che è successo. Poi lo smarrimento per tutti i turisti sfuggiti dal controllo della polizia locale. E alla fine non potrà certo mancare la volontà di combattere il terrorismo.
Non è troppo categorico?
Ne va del decoro di un mondo occidentalizzato. Se in casa tua qualcuno ha fatto quello che non andava fatto non puoi che essere arrabbiato con te stesso e cercare di riguadagnare la fiducia di quei paesi che affidano la loro gente alle cure delle tue forze dell’ordine. La rabbia verso il terrorismo viene dopo…
E questa rabbia come verrà fuori?
Si spera non con una guerra che farebbe cascare a domino tanti altri paesi. Questo risultato è da scongiurare…