Intervista doppia Antonio Pascale – Antonio Leotti

Perchè un libro sull’agricoltura?
A.P.: Perchè il personaggio “agricoltura” è un personaggio che ha diecimila anni di storia. Quindi è molto affascinante raccontare l’evoluzione degli uomini attraverso questo personaggio. Soprattutto è un personaggio che ci fa compagnia ogni giorno. Ogni gesto che noi facciamo deriva da una pratica agricola. Sia che compriamo al supermercato sia che si beva un caffe shakerato è il risultato della cultura degli uomini.
A.L: Perchè me lo ha chiesto l’editore. Lui aveva probabilmente intuito, conosciuto la mia passione. Mi ha sentito parlare di agricoltura… e quando sono andato a consegnare il mio romanzo mi ha chiesto: ‘perchè non scrivi un libro sull’agricoltura?’. Io ci ho pensato un po’, e poi ho detto: ‘Vabbè, ci provo’.
Di che cosa parlerà il prossimo libro?
A.P.: Si chiamerà, credo, ‘Le attenuanti sentimentali’. E’ un libro di racconti tenuti insieme da un unico personaggio. Questo personaggio, durante il giorno, vive delle avventure molto quotidiane e durante la notte ci ragiona su. Affrontando vari temi. Come, per esempio: come sono diventati gli uomini; come sono diventate le donne; ecc… Credo che sia divertente e spero sia anche leggibile.
A.L.: E’ un romanzo. Si dovrebbe chiamare ‘Un’ora fa’. E’ la storia di un vedovo che sta cercando suo padre da quarant’anni. Che poi sarebbe mio padre… Dentro c’è una sottotrama che parla della Seconda Guerra Mondiale. Però in mare…

Intervista a Claudio Rossi Marcelli

Non le sembra esagerato il fatto di voler diffondere una idea di famiglia omosessuale in Italia con una potenza cattolica come Roma?
No. Perchè alla fine la potenza cattolica è molto più sulla politica che sulla società. E infatti ce ne accorgiamo noi coppie gay con bambini, che incontriamo un ambiente dove la reazione non è cosi differente rispetto ad altre grandi città come Ginevra, dove vivevo prima, o Roma, dove vivo adesso. La differenza la noto nella politica, nella mancanza di diritti, nella percezione del problema in generale su cui è necessario legiferare. L’Italia non è più omofoba di tanti altri paesi della maggior parte dei paesi europei. Non è la Scandinavia, ma non è lontana dalla Spagna, dalla Francia… Servirebbe una politica illuminata, che faccia un po’ più da guida… E invece abbiamo una politica che trascina, tipo palla al piede, la società.
Quindi secondo lei manca qualcosa a livello legislativo, non culturale…
Certo. Perchè si è creato un vuoto. Perchè queste famiglie ora ci sono… In un paese globalizzato, dove prendi Easyjet e vai in Spagna e risolvi il problema che in Italia non c’è una legge… Cioè, finchè le cose sono permesse all’estero e se si aggiunge che oggi viaggiare nel mondo non è più una difficoltà, è inutile chiudere gli occhi in un mondo che sta crescendo. Il fenomeno delle coppie di fatto sta aumentando e diventerà una realtà sociale su cui le amministrazioni non dicono nulla. E queste amministrazioni perdono anche un po’ il controllo, perchè la società va talmente avanti che le amministrazioni non riescono a rappresentarla. E quindi perdono il contatto con essa.
Secondo lei, tra dieci anni potremo vedere dei genitori dello stesso sesso che camminano con i propri figli per la strada?
Ma li vediamo già. Io personalmente vado tutti i giorni a fare la spesa. Ci sono già queste famiglie. Se ne vedranno sempre di più. E poi fatto da non sottovalutare è che siamo circondati. Perchè, oltre a tutti gli altri paesi che confinano con noi, anche la Francia metterà in analisi una legge sulla adozioni per omosessuali. Pensi soltanto a due papà con due figlie adottive che vengono a lavorare a Roma per una multinazionale. Che succede: la scuola non riconosce che quelli sono i genitori? Il bambino è orfano? L’ospedale non riconosce a entrambi i genitori la paternità? Diventa proprio un problema amministrativo… Non è un fatto di ideologia. E’ un fatto di governare, di dare ad una realtà esistente un inquadramento preciso

Intervista a Anna Paola Concia

Qual è la battaglia più impellente che state conducendo in Parlamento?
Mah… ce ne sono talmente tante…
Quella che ha più pregnanza con la realtà di questo momento…
Io non sono abituata a fare classifiche di priorità. E’ oggettivo che la battaglia più difficile, più complicata, più stringente è quella sui temi economici. Salvare questo paese dal default…
Un passo indietro su altre battaglie per farne due avanti per tutto il paese.
Si. Noi siamo un paese a rischio ogni volta… Quello sicuramente è il problema più impellente. Che assorbe tantissime energie. Dopodichè, per costruire una Italia migliore, non si deve guardare solo allo spread. La crescita di un paese è fatta di tanti aspetti, non solo di uno. Il fatto è che noi abbiamo una emergenza…
Il matrimonio omosessuale avrà futuro?
I diritti civili e la cittadinanza dei cittadini fanno parte di una idea di paese che vuole crescere. E’ sicuramente qualcosa che fa bene al paese, fa bene all’economia. Sta dentro una idea di società… E io credo che questa idea di società la dobbiamo ripensare. Che paese vogliamo essere… Soprattutto perchè in Europa e negli altri paesi, anche che stanno meglio di noi economicamente, sono paesi più civili. E’ un nesso che nessuno considera…

Intervista a Giovanni Toti

Che cosa apprezza dell’attuale panorama dell’informazione?
Tantissime cose. Intanto apprezzo che sia molta l’informazione attuale in Italia. Con la tv digitale. L’avvento di Internet. I tablet… Le possibilità di comunicazione sono moltiplicate esponenzialmente. Basti pensare che Mediaset ha lanciato il suo canale ventiquattro ore su ventiquattro di informazione che è tgcom24. Questo canale, poi, è visibile su molte piattaforme. C’è poi sky, che è una realtà tutto sommato nuova. Ci sono anche i siti internet come il suo (chi scrive ndr), che danno la possibilità di informare chiunque su determinate cose. I telegiornali hanno oramai una offerta ampia e plurale. Tra cui si trova La7 con Enrico Mentana (direttore del tgla7). Poi i nostri di Mediaset…
Che cosa invidia al direttore del TG5 Mimun? Un giornalista… Una capacità…
Il suo ufficio. Ha un ufficio bellissimo con la vista su Roma. Il più bell’ufficio di Mediaset in assoluto.

Intervista a Gianluigi Nuzzi

Da dove nasce l’idea del programma “Gli intoccabili”?
Gli intoccabili sono quelle persone che o per il potere che hanno o perchè sono invisibili al grande pubblico rimangono fuori dallo spettro visivo dell’informazione. Il progetto era quello di raccontare cose che gli altri non raccontano.
Su che cosa è caduta la scelta dell’editore Chiarelettere, piuttosto di Mondadori o un altro editore che tratta libri simili al suo successo editoriale “Vaticano S.P.A.”?
Ho scelto Chiarelettere perchè cercavo un editore che rispetto la mia area di scrittura, partendo dal settimanale “Panorama” passando per il quotidiano “Libero” e arrivando fino a La7 fosse agli antipodi. Questo perchè l’informazione libera, indipendente fosse una garanzia di equilibrio. Io mi ci sono trovato benissimo.
Ha qualcosa in preparazione?
No.
Riposo…
No vabbe… adesso sto facendo conoscere il libro “Sua santità”, il mio ultimo, in giro. Anche all’estero.
In quante lingue è stato tradotto?
Attualmente è in corso di traduzione in nove-dieci lingue.
Bel risultato! Soddisfatto?
Si.

Intervista ad Edoardo Nesi

Che cosa l’ha spinta a scrivere il suo ultimo libro?
La necessità di provare a dare una risposta a una domanda dei miei figli che mi chiedevano preoccupati se la Grecia stava per fallire. Cosa sarebbe successo se la Grecia falliva. Poi mi chiesero anche se l’Italia poteva fallire. Di fronte a questo credo che un padre debba trovare il modo di provare a rassicurare i propri figli e al tempo stesso stupirsi di come il mondo sia completamente cambiato negli ultimi tempi.
Ha già deciso di cosa tratterà la sua prossima opera culturale?
Il prossimo libro vorrei fosse… anzi cominciasse almeno negli anni ottanta. Mi piacerebbe fosse un romanzo con cui provare a raccontare quegli anni come li ho vissuti io.
A livello di cinema?
Niente. il cinema è finito per me.
Come mai?
Fare lo scrittore occupa cosi tanto tempo… e poi il tempo che si ha a disposizione nella propria vita è meglio utilizzarlo per le cose che vengono meglio diciamo, non in quelle in cui non si è bravi

Intervista a Concita de Gregorio

E’ stato più traumatico passare dall’essere una giornalista del quotidiano “La Repubblica” a direttore del quotidiano “L’Unità” o il contrario?
Non è stato difficile il passaggio in se. E’ stato stimolante, interessante, utile e giusto credo. Sia il primo passaggio sia il secondo, perchè pensavo e desideravo fare qualcosa di utile e di importante per una parte della cittadinanza e della popolazione e per tutti quelli che si riconoscono in un mondo che fa riferimento ad una cultura di centrosinistra. Per me era importante coltivare quel prato.
Rifarebbe l’esperienza da direttore?
Si, la rifarei.
In quale giornale le piacerebbe? Se le dicessero di scegliere lei il giornale dove andare, lei quale sceglierebbe?
Non si può fare questo esercizio di scelta. Dirigere un giornale è qualcosa che si fa perchè il giornale per cui lo fai ti somiglia. Deve essere un lavoro, il dirigere, che ti riguarda, ti appartiene.
Quindi un giornale come “Il Secolo d’Italia”…
Ecco… Ci sono tutta una serie di giornali che non mi piacciono e non mi assomigliano. E quindi non li potrei dirigere.

Intervista a Dario Vergassola

Come mai intitolare un libro, il tuo ultimo in libreria, “Panta Rai”?
E’ un titolo scherzoso. Dal motto latino “Panta Rei”, che significa “tutto scorre”, si è coniugato con il significato trasformato “la notizia scorre”. Il tutto nasce dal periodo dell’informazione italiana che sotto Berlusconi e Augusto Minzolini (ex direttore del TG1 ndr) vedeva scorrere le notizie in modo cosi veloce e dette in una maniera così strana… L’informazione non era tenuta molto di conto. Poi, non è che si può parlare di cambi migliori o peggiori… ma si è trattato di un periodo talmente evidente che ha dato da mangiare a tanti comici. Onestamente ci è servito tanto.
Che cosa succederà di “The show must go off”, il programma satirico di La7, la prossima stagione?
E’ una bella domanda. Non lo sappiamo come andrà a finire. C’è stato questo tentativo di prima serata il sabato che secondo me non è andato male. Io personalmente l’ho trovata una cosa molto faticosa. Sono più di due ore di programma…
Con dei pezzi da novanta del calibro di Lillo e Greg…
In generale tutti mi sono sembrati bravi. Elio e le Storie Tese e tutti gli altri. Però secondo me il sabato sera è una serata per un pubblico prettamente televisivo. Se diamo retta a dati auditel, se diamo retta alle categorie e alle fasce di pubblico noi abbiamo un pubblico quasi esclusivamente di giovani, di universitari, di gente che si informa e che frequenta teatri. Quindi, quel tipo di pubblico, il sabato sera esce, va fuori. E si pensava che un programma come il mio e di Serena Dandini mirasse a catturare quel tipo di pubblico. Mentre non si è pensato che sulla concorrenza di Canale cinque c’era un colosso come Maria De Filippi e su quella dell’ammiraglia Rai, Raiuno, c’era lo show di Milly Carlucci. Noi siamo partiti con il tre percento di share e abbiamo abbassato all’uno. Ma se pensi che Maurizio Crozza è partito da degli ascolti bassi e ha guadagnato nel tempo… Sinceramente non so cosa si aspettasse la rete…
Ma Paolo Ruffini cosa vi ha detto?
Io non ho saputo nulla. Sono l’ultimo a sapere le cose.
Ma il programma è cancellato?
Si può dire che non lo rifacciamo adesso. Avrei saputo qualcosa se questa eventualità si fosse avverata. Non si sa se fare qualche puntata adesso o rimandare a gennaio. Io cambierei la serata in cui metterlo in onda. Stando attento alla controprogrammazione delle altre reti televisive maggiori.
Soddisfatto della stagione?
Ma guarda… in un momento di crisi terrificante, di incognite, presi un po’ di mira sul discorso politico… Meglio che non aver fatto niente.
Una questione di soprvvivenza…
La è. Ti dico la verità: non riuscendo a lavorare da nessuna parte… tenendosi una buona quota di serate… si può dire che ci è andata grandemente di lusso.

Intervista a Luca Telese

Indiscrezioni dicono che stai per fondare un giornale. E’ vero?
No. E’ ufficiale. Il diciotto settembre o questo giornale esce o io vengo cacciato di casa da mia moglie.
Come mai?
Beh, già mi rimprovera di essermi licenziato da un lavoro a tempo indeterminato nell’anno della crisi. Mi tratta male…
Sei andato via da La7?
No mi sono licenziato dal Fatto (Il Fatto quotidiano di Marco Travaglio ndr)
Come mai?
Per fondare un nuovo giornale.
Non è stato per incomprensioni con la redazione…
No. Ho deciso di fondare insieme ad altri un nuovo giornale perchè non condividevo la linea che stava imprimendo al giornale. Una storia triste…
Vedremo come andrà il giornale… Come ci si sente ad aver ereditato da Romano Battaglia la conduzione del Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta 2012?
Non ho ereditato da Battaglia la conduzione. Romano Battaglia è l’autorità morale del Caffè della Versiliana. E’ uno spirito che aleggia… Viene qui… Presenta… Lui ha deciso, molto generosamente, di concedere a dei ragazzi giovani di prendere un piccolo spazietto, di presentare al posto suo. Unica condizione posta è il rispetto di uno spazio come il caffè della Versiliana, che è ascoltare, ragionare, tenere un registro alto e uno basso allo stesso tempo. Uno degli ospiti di questa edizione, Dario Vergassola, ha sparato mille e quattrocento battute in sessanta minuti. E dentro questo viaggio nella comicità c’è stata anche la possibilità di fare un viaggio sottotraccia nell’ironia. Senza mai perdere il senso della serietà del discorso in sè…
Un arricchimento…
Assolutamente. Io ho imparato tante cose che non sapevo. Ho scoperto i trucchi del mestiere della comicità. Come se si andasse a capire i trucchi di un prestigiatore al di fuori del vedere la magia in se.

Intervista a Walter Veltroni

Che cosa sta preparando per le persone che la seguono?
Ad agosto uscirà un libro, un romanzo.
Di che cosa parlerà?
Ne parleremo al momento giusto…
Dopo il suo viaggio in Africa: nulla?
Sono stato recentemente di nuovo la…nel posto che mi sta molto a cuore…
Cioè: lei ha messo in piedi un progetto umanitario?
No… sostengo una struttura che lavora in Mozambico con i bambini.
Come mai ha scelto questo progetto?
Perchè me ne sono occupato tanti anni fa… e ho continuato nel corso di questi anni.